Editoriale: Sbilanciati...

Prima o poi il Catania avrebbe perso una partita al Massimino, tutti lo sapevamo, ma il fatto che ciò sia avvenuto proprio a ridosso dell'inizio dei playoff subendo la terza rete interna dopo il nuovo corso e facendosi rimontare dal Picerno non può rappresentare un mero evento di cronaca. Sicuramente il fatto che il cambio del tecnico, ma soprattutto di mentalità e identità, nella fase finale del campionato fossero un rischio era palese però ciò che sta mancando al Catania è le giusta misura e le giuste quantità di elementi da mettere sui due piatti della bilancia. Sì perchè il problema sta proprio nella misura della trasformazione. Per infondere coraggio ed essere più temibili in avanti (qualità richieste dalla dirigenza al momento dell’avvicendamento) era necessario sacrificare qualcosa dietro, ma ciò che è stato messo sul piatto, ad oggi, sembra un po' troppo. Difensivamente la squadra balla, i movimenti sono errati, le transizioni sono sanguinose, il feeling manca e la sensazione di precarietà porta a insicurezze individuali. La situazione non è cristallizzata, visto il poco periodo di lavoro di Viali, ma dopo tre partite la metamorfosi in negativo in fase difensiva è evidente, e solamente in parte compensata da un gioco più fluido dalla trequarti in su. Un altro aspetto non convincente è il nervosismo espresso da diversi elementi in campo che rappresenta un ostacolo nella ricerca, appunto, della famosa giusta misura.
La giusta misura in campo, dunque, ma anche nelle valutazioni di chi osserva. Ormai la stagione è entrata nella sua fase cruciale e distruggere un processo di metamorfosi potrebbe solamente essere controproducente, visto che appare molto difficile comunque, dal punto di vista dirigenziale, un ritorno al passato. Il dado è tratto e oggi purtroppo il Catania si trova in mezzo al guado perché ha perso la sensazione di imperforabilità, ma non ha acquisito quella di dominatrice capace di segnare sempre e comunque. Una cosa però su cui riflettere c'è: ai playoff non si possono concedere gol elementari e soprattutto il Catania sta rischiando di perdere il ‘valore’ del Massimino. Nella post season avere un fortino in cui gli avversari entrano per certi versi già sconfitti è un vantaggio inestimabile, cosa che il Catania aveva costruito nonostante critiche e musi lunghi, e che adesso deve essere preservata. Va bene subire il primo gol due settimane fa perchè qualcosa cambia; va bene subirne due, ma ben tre in due partite casalinghe, soprattutto dopo essere passato in vantaggio può creare delle crepe. Purtroppo per il Catania, ad oggi, il miglioramento come squadra non si è avvertito e soprattutto troppi giocatori non appaiono in crescita. Caturano è in uno status quo di impalpabilità, così come Di Noia e Corbari; Bruzzaniti ha ingannato con le reti ma non ha mai migliorato realmente il suo rendimento; Jimenez vive sempre tra pro e contro; Miceli e Cargnelutti non sembrano una coppia imperforabile, e per di più rischi di vedere meno protagonisti i vari Pieraccini, Ierardi, Donnarumma e Quaini. Troppa carne al fuoco, e la cottura è sicuramente molto indietro.
Viali adesso dovrà essere bravo al cubo. Serviranno nervi saldi per gestire l'umore dello spogliatoio, ne serviranno ancora di più per decidere su che strada proseguire, cioè se rinsaldare nuovamente la difesa oppure continuare sulla linea della ricerca dell'offensività. Servirà infine un dialogo con la dirigenza per trovare la giusta misura in un contesto in ebollizione come quello di una piazza affamata e frustrata. Purtroppo la sensazione del costante dejavù pervade gli animi degli appassionati rossazzurri, con la speranza che il passo fatto con il cambio a sei giornate dal termine non sia stato più lungo della gamba, ma anche con la consapevolezza però che a Benevento si festeggia, mentre qui ci si approccia ai playoff nel modo meno auspicabile. La prossima sfida del Catania sarà a Crotone, all'orizzonte una settimana da mal di testa un po' per tutti
