Editoriale: Sipario

Si chiude il sipario sull'ennesima stagione del Catania in Serie C, la decima per l'esattezza, con una vittoria dignitosa ma al tempo stesso amara, contestata e frustrante. I giocatori hanno fatto ciò che dovevano, ossia scendere in campo col coltello fra i denti, senza troppo tatticismo difensivista, slegati probabilmente dall'ansia trasmessa un po' da tutti in seno al club e che, nel corso della stagione, ha causato tante prestazioni rivedibili soprattutto in trasferta. Le lacrime in tribuna elitè a fine partita, in panchina ed in campo sono in realtà però lacrime di coccodrillo perchè il Catania stesso ha buttato al vento la stagione con responsabilità divisibili in parti quasi eguali; a partire dal poco coraggio infuso da Toscano in zona offensiva, passando per la costante mole immensa di infortuni, per arrivare alle innumerevoli situazioni mal gestite dalla dirigenza. Quest'ultimo aspetto è stato al centro dei discorsi del post partita perchè proprio Toscano ha proferito due frasi sibilline: "Il mio percorso era finito già a gennaio, quando alla prima difficoltà ognuno è andato per la sua strada. Sono sicuro che questi due anni di lavoro serviranno al Catania per diventare ancora più forte, se si capisce che certe cose vanno fatte diversamente". Due macigni scagliati ma non spiegati. Cosa è successo esattamente a gennaio (Catania-Cosenza, la partita ‘perfetta’ fu disputata il 25 gennaio,) e quali cose vanno fatte diversamente? Il peccato rimane l'impossibilità di approfondire che alimenta dubbi e dietrologie, ma un'idea su gennaio, il mercato ed il post Sorrento ce la siamo fatta tutti.
Il fatto che l'eliminazione del Catania fosse alquanto scontata ha certamente permesso a tutto il mondo rossazzurro di iniziare a riflettere su manchevolezze e prospettive già da qualche giorno, ma la cosa più importante è: avranno iniziato a farlo anche i dirigenti etnei? O meglio lo avrà iniziato a fare soprattutto il Presidente Pelligra? Le sue parole proferite alla squadra, e volutamente comunicate alla piazza, speriamo fossero realisticamente di circostanza, perchè un uomo di calcio avrebbe già dovuto pensare allo scenario più probabile per farsi trovare pronto visti i tanti investimenti che caratterizzano la sua vita imprenditoriale. Se è così, allora ci aspettiamo un Pelligra sul pezzo, pronto, deciso, arrabbiato per l'ennesimo investimento caduto nel vuoto perchè non solo non è stato raggiunto l'obiettivo, ma non è andata in scena una crescita del progetto come si è voluto far credete. Senza un Direttore Sportivo, con un tecnico pronto all'addio e giocatori contestati dalla piazza, Pelligra non può che dover mettere in discussione tutto e tutti. Ma lo farà? La sensazione è che alla fine qualcosa cambierà ma forse non la sostanza, perchè la mole dell'esborso economico del numero uno australiano sembra inversamente proporzionata alla voce in capitolo nelle dinamiche del club. Per carità Pelligra è il meno responsabile di tutti in questa stagione, è colui che ha messo a disposizione tutto ciò che è stato richiesto, ma è anche l'unico che imperiosamente dovrebbe alzare la voce e monitorare da vicino gli eventi. Verrà raccontato e gli verrà raccontato che la Primavera di Biagianti ha ottenuto grandi risultati, che il Catania Women è stato promosso e che la prima squadra ha ottenuto il miglior piazzamento, ma che non si commetta lo stesso errore dell'anno della vittoria della Coppa Italia quando lo stesso Pelligra a febbraio si disse soddisfatto della stagione, nonostante i rossazzurri colassero a picco in campionato e i problemi interni fossero enormi. ll focus deve essere chiaro, e quest'anno era chiaro che tutti gli sforzi e gli interessi erano incentrati sulla promozione in B. Zarbano docet.
Non c'è crescita nel progetto rossazzurro, dicevamo, ed i numeri non devono ingannare, perchè se anche uno scudetto ed una promozione possono rappresentare la fine di un ciclo, immaginatevi un secondo posto pieno di confusione ed una eliminazione umiliante ai playoff… Il Catania si trova costretto a rifondare, ma in realtà la ripartenza è avvenuta costantemente ogni anno. Scioriniamo qualche statistica degli “anni australiani”: 6 allenatori; 3 Direttori Sportivi; 2 Direttori Generali; 67 giocatori acquistati e 4 campi di allenamento utilizzati. Tutto ciò ha portato alla conquista di una Coppa Italia e al massimo di un secondo posto con semifinale playoff. Il saldo ovviamente è oltremodo negativo e la tendenza a cambiare con tempistiche non corrette sembra frutto di una gestione, quella del Presidente nominale Grella, per tentativi senza però aver mai instaurato il giusto feeling con i professionisti all'opera. Sappiamo tutti che non esiste una ricetta unica per vincere, ma è palese che qualcosa nella direzione della società non vada per il verso giusto, e che chiunque passi dalle pendici dell'Etna perda la bussola, compresa gente con discreta esperienza alle spalle. Si attende un nuovo Direttore Sportivo, si attende di capire come si evolverà l'avventura di Zarbano in rossazzurro, qualcos'altro potrebbe cambiare nella comunicazione, ma è difficile che Pelligra metta in discussione la posizione di Grella. E allora la verità è che forse il tifo etneo deve riporre meno attese nei confronti del suo Presidente che decide sostanzialmente se spendere o non spendere, ma non entra nel merito di alcune scelte, le mette in discussione solamente limitando eventualmente il budget, e forse non avrebbe neanche altre figure di fiducia a cui affidarsi in un mondo che sconosce. L'unica speranza è che chi è realmente al timone cambi radicalmente visione e gestione, perchè, come direbbe Pirandello, da buoni ‘forestieri della vita’ abbiamo capito il fluire di questa vita sportiva rossazzurra in cui le ‘maschere’ alimentano umorismo e riso amaro frutto di un'apparenza che non cela errori ed umiliazioni. Sipario. Senza applausi
