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De Rosa (ag. Caturano) a Catanista: "La squalifica al mio assistito crea un pericolosissimo precedente, lui ha una missione in rossazzurro"

Scritto da Marco Massimino Cocuzza  | 

Ai microfoni di Catanista Live interviene l'avvocato Maurizio De Rosa, che cura gli interessi del rossazzurro Salvatore Caturano, a cui è stata comminata una squalifica di 6 partite in seguito ad una rissa avvenuta due anni fa ai tempi di Potenza. Queste le sue parole:

"Si tratta di una sentenza di primo grado, quindi parliamo di un provvedimento al momento parziale e non definitivo. Non facciamo già valutazioni affrettate. Parliamo della giustizia sportiva. Nella giustizia ordinaria non c'è assolutamente nulla, perché non è stata sporta nessuna denuncia-querela da parte dei soggetti coinvolti. È partito un procedimento d'ufficio che si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, che non sono nemmeno state chiuse.

Purtroppo in Italia c'è molto giustizialismo: non è possibile che la giustizia sportiva entri in fatti privati, non accaduti in occasione di una gara o di un evento sportivo, e per di più senza che ci sia un rinvio a giudizio o una condanna in sede penale. Il paradosso è questo: se in sede penale il procedimento contro Caturano, Volpe e gli altri soggetti verrà archiviato, ci troveremo con una condanna della giustizia sportiva senza alcuna condanna della giustizia ordinaria.

Per fare un esempio molto attuale: ci sono calciatori che giocano regolarmente pur essendo stati condannati in primo o secondo grado per violenza sessuale. Per me è giusto così, perché finché non c'è una sentenza definitiva passata in giudicato, un calciatore deve poter continuare a svolgere il proprio lavoro. Qui addirittura non esiste né una sentenza né un rinvio a giudizio! Questa giustizia sportiva va presa molto con le molle.

Dovrebbero farsi sentire anche le stesse società, dato che i tesserati sono loro dipendenti. Io sono il procuratore di Volpe e Caturano e parlo per loro: non è possibile che per un fatto esclusivamente privato si trovino in questa situazione. Erano in un bar-cornetteria, non a festeggiare, ma semplicemente a mangiare qualcosa con i compagni di squadra dopo ore di digiuno.

Lì si sono visti arrivare due presunti tifosi, estranei al tifo organizzato, che sono entrati nel locale violando la loro libertà personale e "invitandoli" – per usare un eufemismo – a uscire fuori. In una sorta di "terra di nessuno", queste persone si sono prese il diritto di allontanarli. I ragazzi sono dovuti uscire e, per legittima difesa e per tutelare la propria incolumità fisica, si sono difesi. Di questo fatto dovremmo risponderne eventualmente davanti alla giustizia penale, non sportiva. Non è successo prima, dopo o durante una gara. Stiamo parlando di fatti avvenuti quattro ore dopo la partita, in un locale a chilometri di distanza dallo stadio. Parliamo del nulla.

E gli altri due soggetti non hanno sporto alcuna denuncia, il procedimento è partito d'ufficio solo perché la notizia è apparsa su un quotidiano online di Potenza. Le autorità hanno fatto il loro dovere e l'hanno configurata momentaneamente come rissa, per poter procedere d'ufficio. Ma siamo fermi alle indagini da due anni, senza alcun rinvio a giudizio. Parliamo di fatti privati che non c'entrano con il calcio. È assurdo che anche voi giornalisti vi chiediate cosa farà Caturano il prossimo anno. Oggi è vittima Caturano, domani toccherà a un altro calciatore. 

Ricorso? È già pronto l'avvocato Aita, che difende sia Caturano sia Volpe. Sta preparando l'appello, che sicuramente darà i suoi frutti perché stiamo parlando del nulla. Ognuno deve fare la sua parte – voi come giornalisti, io come agente – perché questo è un precedente pericoloso. Stiamo legittimando soggetti esterni al tifo organizzato. I veri tifosi del Potenza quel giorno festeggiavano la salvezza, ottenuta anche grazie a Caturano, protagonista con un gol all'andata e uno al ritorno contro il Monterosi.

Invece, per colpa di due presunti tifosi che quattro ore dopo la partita hanno leso i diritti di questi ragazzi, ci troviamo con sei giornate di squalifica. Il giudice ha deciso di squalificare Caturano per il 20% delle gare per un fatto privato, mentre il giudice penale non ha ancora nemmeno avviato il giudizio. Non so se fossero o meno calciatori, ma sicuramente non erano lì in quella veste, non c'è alcun nesso logico. Erano probabilmente dei tifosi esterni al tifo organizzato che, in spregio alle regole del vivere civile, sono entrati nel locale e hanno costretto i ragazzi a uscire contro la loro volontà. Lì i ragazzi si sono dovuti difendere, e dagli atti risulta proprio la legittima difesa. Ora ci troviamo a rispondere di rissa in ambito privato, ma non sportivo. La giustizia sportiva oggi sta prendendo una piega assurda, sembra di essere nella vecchia Bulgaria dei dittatori.

Caturano pensa al rossoazzurro non perché ci sono gli anni di contratto, ma perché non ha ancora completato la sua missione: portare il Catania in Serie B. Prima ho sentito un collega dire che il giocatore ha avuto qualche problema, ma io dico che, per i minuti giocati e senza fare polemiche, il suo rendimento è stato buono. Non è facile giocare scampoli di 15-20 minuti o stare fermi per 5-6 giornate. La continuità di Caturano è dimostrata dagli ultimi tre anni, passati sempre in doppia cifra e per due volte consecutive come capocannoniere del girone C di Serie C. Sono convinto che quest'anno farà benissimo a Catania".