Editoriale: Cannibali da mangiarsi le mani
Il tempo stringe e la realtà mondiale é angosciante, dunque senza orpelli e figure retoriche andremo dritti al sodo: a Salerno il Catania ha giocato la ha miglior gara in trasferta, ma non basta. É lontano il tempo del “conta la prestazione”; purtroppo a causa di Potenza, Foggia, Sorrento e Siracusa (e principalmente di sé stesso), Catania non può che rimanere con l’amaro in bocca per una mancata vittoria contro una squadra alle corde, impallinata per tutto il primo tempo ma non punita a sufficienza. Anzi mai, perche se tutta la fase difensiva ed il centrocampo meritano un 7 pieno, l’attacco é apparso ancora una volta poco preciso e cattivo. Poco conta tirare in ballo la fortuna se questo disco lo si sente da inizio anno ed il miglioramento sulle scelte e sulla determinazione non è arrivato.
Come più volte avevamo sostenuto, tatticamente questa gara sarebbe potuta essere la partita perfetta per Toscano, e così è stato. Spazi chilometrici da aggredire, ottimo lavoro in non possesso e facilità estrema ad arrivare negli ultimi venti metri sono stati il leitmotiv di tutti i primi 45 minuti. Chiunque avrebbe messo due firme per vedere un primo tempo del genere, ma senza gol si fa il gioco del Benevento che nel frattempo il suo lo aveva fatto eccome sbancando Potenza dove nessuno aveva mai vinto. Un altro peccato evidente nasce dalla condizione fisica generale con cui il Catania è arrivato alla partita, e che ha condotto ad un secondo tempo meno incisivo. Non si possono regalare (completamente o quasi) Celli, Caturano, Lunetta, Di Tacchio e Ponsi che, oltre agli infortunati di lungo corso, non hanno potuto garantire quella freschezza che nel secondo tempo é mancata. Le statue erette a Di Noia e Quaini sono l’emblema di stoicismo, ma nel momento cruciale dell’anno sarebbe servito necessariamente anche altro. Anche qui la sfortuna c’entra ovviamente ma fino ad un certo punto.
E quindi? E quindi adesso i punti di distacco dal primo posto sono 7 ed é inutile nascondersi dietro ad un dito: o il Catania vincerà a Benevento oppure probabilmente potrà essere costretto a dire addio ai sogni di gloria immediata. Anche lo stesso Toscano lo ha ammesso: a denti stretti ai microfoni di Telecolor; in maniera evidente con i fatti, avendo rischiato Lunetta già al sessantatreesimo perché la vittoria era l’unica cosa che contava. Alla fine non è andata come Pelligra, presente in tribuna, sperava ma c‘è un unico modo per il Catania per incrinare le sicurezze di Floro Flores, ed é quello più difficile. Giovedì i rossazzurri dovranno mettere in campo la stessa personalità vista a Salerno, senza giocare ovviamente all’arma bianca, ma con uno sfruttamento assolutamente diverso degli episodi. Vediamo cosa succederà, ma la certezza é una: se il Catania non dovesse arrivare primo non sarebbe stato tanto per colpa del pari di Salerno, quanto per le diverse occasioni sprecate contro squadre poco attrezzate. É vero Toscano é un cannibale ma mangiarsi in questo modo le mani non era sicuramente previsto nel suo menù
