Focus con Rosario Pelligra, l'intervista al presidente del Catania

Editoriale: Rewind

Scritto da Stefano Auteri  | 

Nell'epoca dei file, Netflix e Spotify, di una società in cui tutto è consumabile all'insegna di un nuovo e più scintillante giocattolo, è difficile a volte, anzi praticamente sempre, spiegare cosa ci sia dietro l'idea di ‘riavvolgere il nastro’, ma in alcune circostanze è necessario. Il rewind di un Tocano lontanamente, ma molto lontanamente, parente di un Rossi che di nome fa Vasco, per alcuni potrebbe essere la stantia ricerca di un qualcosa di visto e rivisto che non stuzzica, non garantisce una crescita, non asseconda la ricerca di spavalderia e fluidità di gioco, ma in realtà è l'ancorarsi a qualcosa di certo in un cielo tempestoso in cui era stata smarrita la sicurezza. Il riavvolgere il nastro si lega alla ricerca di qualcosa di conosciuto che ti ha dato soddisfazioni nel corso della vita e che appaga determinate aspettative. Ecco perchè il pareggio nella prima gara esterna era il risultato più scontato, perchè la porta inviolata era l'obiettivo principale, ecco perchè il Catania è apparso nuovamente difficilmente scalfibile da una squadra temibile in parte solo per i primi venti minuti. Toscano doveva ripartire da qualcosa ed è giusto che, con un massimo di sei partite da giocare, il punto di riferimento fosse l'identità vista nel corso della stagione.

Di pari passo all'elogio della presenza in campo, dell'assenza di passività, della totale abnegazione, non può non ripresentarsi ovviamente la sensazione di non percepito. Il riferimento è a quella potenziale pericolosità espressa solamente in parte che ha caratterizzato l'annata rossazzurra, a causa di una trequarti mai abbastanza ficcante e lucida, e di una densità offensiva non sempre soddisfacente. Ma tutto sommato va bene così. Le aspettative sono state confermate, non sappiamo se porteranno al miglior futuro possibile, ma oggi non c’è insoddisfazione. Dopo una fase negativa è questo ciò interessa, più ancora dell'essere sorpresi da uno 0-3 magari spumeggiante ma estemporaneo. Del resto non bisogna sottovalutare un altro aspetto: la squadra ha soddisfatto la richiesta del tecnico che, appunto, non era primariamente quella di vedere un atteggiamento spavaldo e garibaldino, ma ritrovare il ‘sistema Toscano’. Sicuramente 6 partite da giocare, 3 squadre da affrontare rappresentano un banco di prova diverso da un campionato intero da vivere o da un progetto da creare

Il pareggio di Lecco non deve però nascondere alcune lacune. La prima riguarda le condizioni fisiche. I crampi (così sono stati definiti da Toscano) di Pieraccini fanno preoccupare, soprattutto visto che il Catania non è reduce da un tour de force di impegni, e la speranza è che non si tratti di nulla di più grave; il problema all'adduttore di Lunetta lo lascerà ai box per la prossima gara e dintorni; il centrocampo è ridotto all'osso e non può spendere energie a profusione fino al 7 giugno; ed infine Casasola è al 60 per cento. Tutti questi fattori devono essere considerati nella gestione delle forze, ed è per questo che mercoledì al Massimino servirà subito una partenza determinata, sfruttando il fattore casa, per mettere subito la partita su binari più favorevoli, permettendo magari di risparmiare parzialmente le forze nel finale. I dettagli fanno la differenza, Toscano lo sa, ed è per questo motivo che la mancata possibilità di far rifiatare Forte dispiace. Diciamo allora che il concetto chiave del day after non può essere “chi ben comincia è a metà dell'opera”, ma più umilmente può tramutarsi in “l'importante era iniziare ritrovandosi”. Il Catania lo ha fatto, adesso è lecito aspettarsi anche il “solito” Catania casalingo di inizio anno. Anche in quel caso le aspettative sarebbero la chiave…