Focus con Rosario Pelligra, l'intervista al presidente del Catania

Editoriale: bastava un pari, serviva un'emozione

Scritto da Stefano Auteri  | 
Esultanza

“Basta il pareggio” disse il pragmatico il lunedì; “non bisogna speculare e rischiare di arrivare sullo 0-0 al sessantesimo” rispose il previdente il martedì; alla fine ebbe ragione il passionale che a furia di ripetere “non mi interessa come, l'importante è solo passare il turno” ha goduto di un pari sì, ma il più impronosticabile possibile. Tutti sapevamo che il Catania avrebbe potuto far leva sui due risultati a disposizione, ma altrettanto tutti eravamo convinti che i rossazzurri avrebbero esaudito i desiderata del proprio tecnico voglioso di assistere ad una partenza con il piede sull'acceleratore per dare un segnale a se stessi, al pubblico, ed anche per indirizzare la partita verso spiagge assolate. Così non è stato, però, perchè per certi versi il Catania è andato un po' fuori giri, quasi facendosi prendere la mano dalla voglia di spaccare il mondo, senza fare i conti però con un ottimo avversario, abile nello studiare un attacco della diagonale con gli esterni che ha messo in ambasce Pieraccini e compagni. La particolarità di ciò a cui abbiamo assistito è che il Catania è stato a tratti devastante in fase offensiva, mentre dietro ha ballato clamorosamente: insomma è andato in scena un qualcosa di inedito al Massimino, ma diciamoci la verità… va bene così.

E va bene così per svariati motivi. Il primo è che in realtà non c'è un modo migliore di un altro per ottenere la qualificazione ad una semifinale playoff. Certo risparmiare le energie psico-fisiche come avvenuto per Brescia e in parte Salernitana sarebbe stato meglio, ma un passaggio del turno frutto di solidità estrema in fase difensiva vale tanto quanto una gara spettacolare in cui hai dimostrato personalità e ossessione nel cercare di vincere. Allora proviamo a evidenziare in primis gli aspetti positivi. Come sempre quando la squadra fa ciò che le chiede il suo tecnico c'è da sorridere: Toscano voleva un inizio forte, beh i fuochi d'artificio ci sono stati. In tutti i sensi. Dal punto di vista tattico i rossazzurri offensivamente hanno riempito decisamente meglio l'area di rigore cercando spesso di chiudere l'azione con l'esterno opposto rispetto allo sviluppo della manovra (prova ne è il gol di Donnarumma), ma in generale è stata maggiore la densità nella metà campo avversaria. Bene, anche se non benissimo, la gestione dei ritmi della partita. Frenetici per scelta all'inizio con un blocco altissimo, più contenuti nella ripresa con il blocco più basso. Altro aspetto importante: la reazione. Il Catania ha reagito in un momento di difficoltà dimostrando personalità e assenza di ansia da prestazione, anzi andando a prendersi ciò che voleva spinta soprattutto da un indomito Quaini (nei fatti vero leader in campo). Infine non può passare inosservato lo sfruttamento delle palle inattive, visto che il fondamentale gol del 2-2 è arrivato proprio su corner calciato da Cicerelli.

Si può sorridere, si può essere entusiasti per una bella partita, ricordando che per vedere uno spettacolo servono due elementi: che entrambe le squadre sia propositive; e che si commettano errori difensivi. Da quest'ultimo punto di vista c'è l'imbarazzo della scelta perchè entrambe le squadre hanno prestato il fianco, senza difendere con eccessivo criterio (il Catania soprattutto nel primo tempo). L'equilibrio, come sempre, è la strada da imboccare, ma giocando ogni tre giorni ci sono piccoli vicoli, ‘vanedde’, in cui sono la concentrazione e la tempra a fare da navigatore. Adesso sotto con l'Ascoli perchè, come prevedibile, quest'anno non ci saranno sorprese nei playoff. Le seconde hanno rispettato le attese, la Salernitana per organico e blasone è wild card di diritto tra le ‘non prime’, e dunque non ci saranno troppi ragionamenti da fare. Probabilmente il Catania tornerà in campo esterno in una versione più pragmatica, perchè giustamente non c'è un solo modo per vincere, non c'è un solo piano partita per ottenere una qualificazione, ma sicuramente non c'è trionfo con la passività, non c'è gioia senza abnegazione, non c'è successo senza quello sforzo che tutta la squadra ha deciso di mettere in campo contro il Lecco