Focus con Rosario Pelligra, l'intervista al presidente del Catania

Editoriale: 12 anni schiavi

Scritto da Stefano Auteri  | 

Dodici come gli anni lontani dalla Serie B; dodici come le lunghezze che che separano i rossazzurri da un obiettivo stagionale che era alla portata e che invece è andato in frantumi. Troppo lontano il Catania dal primo posto, troppo poco ciò che si è visto nella gara del Massimino e in tutto il girone di ritorno. Certamente le scorie delle sfide con Salernitana e soprattutto Benevento si sono sentite ed hanno influenzato il risultato finale, ma ampliando lo spettro di analisi è palese come il Catania abbia frenato clamorosamente quando la rampa sembrava pronta per il decollo. Da gennaio sono arrivati solamente 20 punti con una media di 1,6 a partita; appena cinque vittorie e soprattutto due soli successi nelle ultime otto gare. Il Catania ha frenato e se prima i risultati, anche senza gioco spettacolare, riuscivano a mitigare le critiche, adesso la mancanza di tre punti viene accompagnata da fischi meno timidi e assenza in una parte dello stadio al momento dei saluti. Il campionato si può perdere o meglio lo possono vincere altri, ma è la modalità con cui si alza bandiera bianca che fa la differenza, soprattutto se si devono affrontare i playoff. Per carità l’impegno non è mancato, ma il Catania é più o meno sempre lo stesso, senza scosse o miglioramenti.

Chi di certo non avrà gradito nè il risultato nè l'umore del pubblico a fine gara è il presidente Pelligra, presente in tribuna e scuro in volto. Se lo scorso anno tra fideiussioni e mercato invernale assente, qualche problema poteva essere imputato proprio alla gestione della proprietà, in quest'annata l'impegno economico è stato netto e costante. Dalla rifondazione della dirigenza con l'innesto soprattutto di Zarbano ad un mercato estivo senza freni, dagli investimenti invernali che hanno portato il Catania ad avere potenzialmente il monte ingaggi più oneroso, per arrivare all'operazione che ha riportato Torre del Grifo in rossazzurro. Cosa starà pensando Pelligra? Cosa starà chiedendo adesso al suo vice Grella e a tutto il resto dei suoi dipendenti? Sicuramente l'amarezza costa, e anche tanto, perciò se l'obiettivo non arriverà con la via principale, il proprietario vorrà che la sua creatura arrivi nel miglior modo possibile ai playoff. Le tanto care valutazioni sono inevitabili e su tutti i fronti, ma qual è il miglior modo possibile per giungere ai playoff?

Dal punto di vista del campo, oggi, il Catania deve riflettere su tanti aspetti. Deve fare punti e deve posizionarsi subito dietro al Benevento, ma al contempo deve cercare di recuperare diversi giocatori, chi mentalmente e chi fisicamente. Forse anche per questo motivo le scelte del tecnico avevano portato a leggere nella distinta iniziale i nomi di Caturano e Bruzzaniti, due fra gli attaccanti più delusi e deludenti della stagione, nella speranza di rivitalizzarli e donargli un po' di ritmo partita. In realtà a essere donato è stato solamente un boomerang che ha colpito i giocatori ed il tecnico perchè per l'ennesima volta le prestazioni sono state insoddisfacenti. Tra gli altri giocatori da rivitalizzare c'è un Casasola apparso lontano dalla condizione di tre settimane fa ed anzi uscito per un problemino muscolare; ma anche Ponsi, Cargnelutti, Raimo e lo stesso Jimenez sembrano bisognosi di nuova linfa. Qualcuno è stato quasi bacchettato nella conferenza pre Casertana per mancanza di incisività, a qualcun altro è stata data fiducia, ma la sostanza non cambia.

Il Catania deve trovare il modo giusto per preparare il finale di stagione, deve fare di tutto per non buttare via del tutto un altro anno; deve accelerare per non rimanere ancora una volta schiavo di una categoria avvilente e forse in parte anche di se stesso