Un anno dopo: incertezza, discorsi sulla matricola e attesa di un miracolo

Eccoci qui, dopo 365 giorni ancora con la pandemia, ancora con le restrizioni che lentamente si allentano e ancora maledettamente appesi alla speranza che la vita del Catania possa essere lunga e serena. Eh sì perchè nonostante in quest'ultimo anno sia successo davvero di tutto, partendo dall'istanza di fallimento, passando per il bando, il cambio di società, l'interessamento di Tacopina, l'annuncio del futuro presidente a stelle e strisce ed il clamoroso dietrofront a causa dei ritardi burocratici per la riduzione del debito, alla fine purtroppo la vita del Catania e la sua matricola sono ancora in serio pericolo e in modi diversi, anche stavolta, la salvezza è in mano al tribunale. Lo stesso tribunale che lo scorso anno "determinò" il cambio di proprietà, adesso si ritrova ad essere l'ago della bilancia, in attesa di quell'omologa che permetta un'iscrizione più agevole per le casse del club. Tornando indietro con la mente, però, emergono due dubbi sulla fattività di tutta l'operazione iniziata con il bando. La consegna del club in mano al migliore offerente era basata sul presupposto che venisse avviata una ristrutturazione del debito, conditio sine qua non per garantire l'esistenza nel presente e nell'immediato futuro, ma se i tempi tecnici della burocrazia non consentivano un'operazione del genere entro l'anno sportivo, che senso ha avuto tutto ciò? Oppure c'è stato qualche ritardo o qualche errore da parte di qualcuno dei protagonisti di questa vicenda? Un punto interrogativo, anzi due, che destano qualche perplessità, ma che lasciano il tempo che trovano poichè riferiti ad un passato che ormai non può essere utile all'unica causa da perseguire: trovare i soldi. I soldi appunto. La Sigi continua le sue interlocuzioni, con i tentativi di invogliare possibili investitori, ma per adesso non sembrano arrivare segnali concreti. Del resto, da un lato se l'intenzione della Sigi dovesse essere quella di rimanere proprietaria anche in futuro c'è il rischio imprenditoriale per qualunque investitore di mettere mano al portafoglio oggi senza la certezza della riduzione del debito e di doversi confrontare con numerosi soci per la gestione del club; dall'altro se la Sigi dovesse decidere poi di rivendere, gli investitori chiamati oggi ad intervenire riuscirebbero a recuperare interamente queste somme? Vista la prima offerta di Tacopina (circa 6 milioni e comunque vincolata alla riduzione del debito) che già aveva fatto mormorare diversi componenti della Sigi la risposta sembra scontata. Difficile, se non impossibile, pensare del resto ad un nuovo acquirente oltre, appunto, all'ipotesi Tacopina: troppo poco il tempo per analizzare carte e situazione generale. Insomma la Catania sportiva si ritrova in preda all'incertezza, bisognosa di un miracolo, con Tacopina sempre alla finestra, con gli enti istituzionali che continuano a ragionare e con la matricola che balla, come l'anno scorso, appesa al filo della speranza e della passione.