Da Monopoli a Trapani: morte e resurrezione a Natale

Gli ultimi 12 mesi del Catania, dalla fine alla rinascita

Scritto da Marco Massimino Cocuzza  | 

C'era la calda atmosfera natalizia, in contrasto con il freddo di fine anno; c'erano le pubblicità di pandori che ci invitano ad essere più buoni; Quel pomeriggio, c'era soprattutto chi si era già annodato la calda sciarpa rossazzurra al collo, incamminandosi verso lo stadio Massimino: si stava per giocare Catania-Monopoli. Ciò che nessun catanese era abituato ad emozionarsi ogni domenica sa, è che di lì a poco sarebbe terminata un'altra partita: quella tra il Catania 11700 ei conti, o meglio tra la sua vita e la sua fine. Certo, il sentore era nell'aria, ma fu un annuncio dato in un momento singolare, poco prima di un match contro un avversario, ironia della sorte, tra gli emblemi del trascorso rossazzurro in Serie C. Quella sera si giocò solo sul tabellino: silenzio sugli spalti, Catania '46 ormai burocraticamente finito, mentalmente assente. Buio.

Un nuovo anno all’insegna di esercizi provvisori e scadenze. Persino dalla durata di 48 ore, in attesa di bandi aperti a chiunque fosse interessato a rilevare il titolo sportivo. Aste deserte, botte e risposte tra chi si è divertito a giocare sulla pelle di una squadra ormai indifesa, passando poi da chi presentò società con capitale di poche migliaia di euro salvo poi non presentarsi ai rogiti. Un susseguirsi di parole, figure magre, delusioni, dinanzi non più ad una Catania sportiva ferita, ma ad una città inconsapevolmente abituata alla mortificazione di sé stessa. Il mese di aprile, il 9, segnò infatti la fine definitiva dell’esercizio provvisorio. Niente finale di stagione, fine degli psicodrammi: va al Comune il bandolo della matassa da sbrogliare in vista di una ripartenza dalla D.

Una fine è soltanto un nuovo inizio. Come recita una tra le più belle e celebri iscrizioni della città, melior de cinere surgo: il 24 giugno l’amministrazione individua il gruppo capace di riportare il calcio alle falde dell’Etna. E’ capitanato da un distinto signore australiano di nome Pelligra con possibilità economiche, una simpatica parlantina sicula e soprattutto prospettiva, con una quasi sorprendente velocità di passaggio dalle parole ai fatti. Cose a cui non si era più abituati. Velocità nell’organizzazione, nella scelta degli uomini, nel mercato: viene costruita in relativamente poco tempo una delle formazioni sulla carta migliori tra quelle mai viste tra i dilettanti, che dà subito risposte sul prato verde a suon di vittorie.

Il sereno Natale. Certo che rileggendo tutte queste vicende sembra che il 2022 sia durato 24 mesi: merito dell’intensità emozionale, negativa o positiva che sia. Sulla strada che va da Monopoli a Trapani cambia la storia ma anche la mente, di chi interseca esperienza ed insegnamenti per il futuro, nella speranza che quest’ultimo possa riservare i regali che già si intravedono. E ora sì, buone feste.

 

Fonte foto: Live Sicilia