Azionariato e dipendenti: nessun obbligo, ma neanche requisiti qualificanti

Il bando ormai è presente e consultabile da giorni, un bando che è stato accolto positivamente dalla piazza, anche se ci sono alcuni punti che hanno suscitato qualche mugugno. In primis l'aspetto riguardante l'inibizione nei confronti dei protagonisti del passato, e poi la rilevanza data all'azionariato popolare o diffuso e ai vecchi dipendenti del Catania. Per quanto riguarda il primo aspetto il limite presente all'interno del bando fa riferimento alle Noif e dunque a quello che sarà il giudice supremo per la concessione della licenza e l'iscrizione al campionato: il Presidente federale. Quasi impossibile contrastare l'intermediazione che chi ha gestito il Catania nel recente passato potrebbe porre in essere anche oggi, ma di certo si potrà e si dovrà analizzare con cura ogni manifestazione di interesse per capire direttamente e indirettamente a chi faccia riferimento.

Diverso è invece il discorso che riguarda la partecipazione della piazza nel progetto futuro e i dipendenti rimasti senza lavoro. In questo caso, probabilmente, si sarebbe potuto fare qualcosa di più perchè se è vero, come affermato dall'Assessore Parisi, che non si è voluto inserire alcun obbligo per non limitare le volontà degli imprenditori interessati, è anche vero che si poteva lavorare sui “Requisiti qualificanti”, cioè su quel valore aggiunto che alcune voci, qualora presenti, potevano dare al singolo progetto. A Palermo una di queste voci era rappresentata proprio dalla presenza della possibilità di sottoscrizione di azioni o quote per una partecipazione pari almeno al 10% del capitale sociale, a Catania si è deciso invece di lasciare tutto alla discrezione degli imprenditori, senza alcun valore aggiunto. Anche per i dipendenti sarà una scelta eventuale dei gruppi interessati, ma non criterio nella valutazione. 

Insomma libertà totale sotto diversi punti di vista, che però vuol dire necessità di un'analisi ancora più accurata da parte del Sindaco.