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Michele Fini a Catanista: "Che ricordi quel 9 giugno...a Catania si cresce tantissimo"

Scritto da Marco Massimino Cocuzza  | 

Intervenuto ai microfoni di Catanista e SestaRete, il match winner di quella doppia finale play-off che permise al Catania di andare in B il 9 giugno di esattamente 24 anni fa, Michele Fini, ha parlato così dei vecchi tempi e delle differenze nella gestione della pressione da una piazza come quella etnea:

"Beh, non è stata una stagione come tutti si aspettavano, in cui forse il Catania potesse vincere il campionato a mani basse. È stato più complicato di quello che si era immaginato o preventivato. Questo perché comunque Catania è una piazza importante, difficile ed esigente; una piazza dove chi ti gioca contro ti vuole battere, proprio perché giochi nel Catania. Quindi abbiamo sempre dovuto affrontare partite difficili e complicate. La forza del gruppo, la bravura, le tante situazioni che sono successe e i cambi di allenatore... nonostante tutto siamo riusciti a ottenere il risultato più importante, che era quello di vincere il campionato attraverso i playoff, in una finale difficilissima contro una squadra forte come il Taranto.

E infatti oggi, con alcuni compagni di squadra con i quali manteniamo dei contatti perché abbiamo un gruppo, ci siamo scritti ricordando comunque questa giornata e come l'abbiamo vissuta dall'inizio. Perché è stata un'attesa complicata prima della gara: la tensione, la bolgia lì a Taranto per entrare in campo... Poi la partita in sé per sé, e infine la gioia alla fine che è stata una liberazione. Tutto poi è sfociato allo stadio quando siamo rientrati da Taranto, con tutta quella gente che ci aspettava per festeggiare. È stato meraviglioso allora ed è un ricordo che io porto sempre dentro, come se lo stessi vivendo tuttora. Ogni volta che si ricordano queste date è come se quel momento lo rivivessi di nuovo. 

Ovviamente io dico sempre che se dovessi consigliare a un giocatore di accettare una piazza qualsiasi o Catania, direi sempre Catania, perché lì ti formi. Nei miei tre anni a Catania sicuramente, come hai detto tu, ho avuto degli alti e bassi; magari ci sono state esigenze particolari da parte di qualcuno nei miei riguardi come calciatore. Però Catania mi ha aiutato poi ad affrontare tutto il resto della mia carriera. Io sono certo di questa cosa qua: che Catania mi è servito a formarmi anche e soprattutto come uomo.

Eh, nel dover comunque sopportare situazioni non semplici. Perché, come hai detto tu, a Catania alla seconda palla che sbagli sei già sotto l'occhio del ciclone, capito? Quindi ti forma, ti forma. E io vado sempre fiero di aver fatto l'esperienza di tre anni a Catania dove comunque ho giocato e ho avuto la fortuna di giocare quasi sempre. Quindi, nelle difficoltà e nel bene, Catania è una piazza che ti dà tanto, anche nel prosieguo della tua carriera, come è successo a me. Dopo Catania ho fatto tre anni ad Ascoli e lì ero pronto dal punto di vista personale, di personalità, nel sopportare tante cose, perché comunque Catania ti porta a quel livello. Ed è un percorso che un giocatore secondo o me deve fare. Io dopo Catania, veramente, potevo giocare ovunque. Catania ti forma in tutto, in tutto, con i pro e con i contro. Perché poi, se la squadra va bene, Catania ti trascina da sola, no? Le vittorie le fai con la gente che ti spinge da fuori.

Secondo me l'aspetto social ha un po' complicato e alimentato questa cosa qua, perché non lo vivi più solo ed esclusivamente, che ne so, andando al campo il martedì alla ripresa degli allenamenti dopo magari una figuraccia che hai fatto la domenica. Prima era così, oggi lo vivi tutti i giorni. Se uno si fa condizionare dal social, oggi secondo me viene difficile giocare a calcio se ti leggi tutto quello che le persone possono scrivere su un social, perché è così, perché non c'è un limite a niente sui social. Quindi, se un giocatore è facilmente condizionabile da quel punto di vista, dubito che possa durare tanto lì a Catania. È complicato, è complicato. Quindi un po' i social, secondo me, hanno cambiato questo modo di fare critica, no? Perché oggi apri i social, vai su Instagram, vai su Facebook, ci sono mille gruppi — io ne seguo parecchi che parlano del Catania — e li leggo da fuori, no? Non essendo più protagonista lì. E ripenso ai miei anni e dico: "Cavolo, sarebbe stata proprio tosta, ecco, tosta".

Noi abbiamo un gruppo con il capitano Baronchelli, Pane, Andrea Sussi, Cordone, Michele Zeoli e Iezzo. Ci piacerebbe riorganizzare una rimpatriata lì un giorno e trovarci a Catania anche solo per farci un giro allo stadio, no? Per ricordare quei giorni, quei momenti, però siamo tutti impegnati purtroppo, abbiamo le nostre vite."