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Cristiano Lucarelli: l’arte della guerra

"Per questo, un generale che conosce l'arte della guerra diventa giudice della sorte del suo popolo e arbitro dei destini della nazione."

(Sun Tzu, "L'Arte della Guerra", Crescere Edizioni, 2016, p.18)

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Cristiano Lucarelli e Sun Tzu non si conosceranno mai. Forse in un'altra vita: forse nell'al di là, per chi ci crede. Le loro strade trovano un solo punto di incontro in quella sala spirituale che è il calcio. Matassa di destini intrecciati tra loro: li ha fatti dialogare davanti ad un tè, infuso di progetti e ambizioni. E non è neanche la prima volta.

Di Sun Tzu si dicono tante cose, almeno quanti sono i dubbi sulla sua esistenza: di Lucarelli sappiamo con fermezza è stato uno dei primi, nel recente passato a Catania, a riabilitare la figura dei "guerrieri" davanti ai microfoni: lo ha fatto dopo Siracusa e dopo Catanzaro, due stagioni fa. Lo ha fatto buttando giù a spallate il muro che rivestiva di pregiudizio il mantra "discutere di calcio equivale a discutere solo di un gioco". Ma no, il calcio è molto di più. E ci dispiace per chi pensa il contrario, è molto più simile alle meccaniche della guerra che a quelle diplomatiche della pace in terra. E adesso che si trova al comando di un esercito non del tutto suo, ha anche più senso parlarne. Lucarelli sta lavorando da "artista" della guerra per entrare in sintonia con esso: ma ci vuole tempo, e "valutazione" (prima parte del trattato del generale cinese).

"Non può esservi generale, se non conosce i cinque elementi fondamentali. Chi li padroneggia, vince; chi non se ne cura, è annientato": Tao, Clima, Terreno, Comando e Dottrina. Cinque elementi, come cinque sono le vittorie di Lucarelli dal suo ritorno a Catania. "Col termine Tao, intendo tutto ciò che induce il popolo ad essere in armonia coi suoi capi, per la vita e per la morte, sfidando anche il pericolo estremo": le ritrovate vittorie del club rossazzurro e la trasmissione della consapevolezza dello stato delle cose, "Senza raccontarci barzellette: il primo posto è lontanissimo, bisogna prepararci a piazzarci nel miglior modo possibile ai Playoff e arrivarci al massimo della condizione, anche attraverso la Coppa Italia". Chiaro e diretto. "Col termine clima, intendo l’azione complessiva delle forze naturali: il freddo in inverno, la calura in estate e la necessità di condurre le operazioni in armonia con le stagioni": in questo senso bisogna ancora migliorare l'applicazione, se è vero che non si è riusciti a sfruttare il vento di Catanzaro. Almeno in campionato: in Coppa potrebbe essere diverso, l'epilogo. "Col termine terreno, intendo le distanza, e se il territorio da percorrere è agevolo o arduo, se è ampio o ristretto, e le eventualità di sopravvivenza o di morte che offre": muscoli in campi difficili, tecnica in quelli migliori. "Col termine comando, intendo le qualità di saggezza, rettitudine, di umanità, di coraggio e di severità del generale": l'uomo prima del calciatore. "Col termine dottrina militare, intendo l’organizzazione e il controllo, la nomina di ufficiali adeguati al grado, ossia la gerarchia, e la gestione dei mezzi di sussistenza necessari all’esercito, ossia la logistica": giocatori fidati, senza noie. Gioca chi lo merita. Sempre.

Si alza dal tavolo, Cristiano Lucarelli: distoglie lo sguardo da Sun Tzu, per un attimo, e lo rivolge alla finestra della sala mistica, da sempre chiamata "calcio". Davanti a sè trova possibilità infinite in un terreno insidioso: discorsi tecnico-tattici in una prateria di fiori e mine di extracampo. Non ha ancora fatto niente: ha cambiato la mentalità della sua squadra, ma c'è ancora tanta strada. Ritrova la rassicurazione di Sun Tzu, prima di procedere: sorridono. Il futuro è un'incognita indecifrabile. Ed è per questo che fa paura. Ed è per questo che rinnova la speranza.