Il Catania è la Juventus della D?

L'analisi sulla squadra rossazzurra a cura del nostro Nicolò Marchese. 

“Il Catania in D? È paragonabile a quando la Juventus militava in serie B”.
Pensieri e parole di Alfio Torrisi, tecnico del Trapani, avversario degli etnei nel campionato che prenderà il via il 18 settembre. 
Un’ammissione di “superiorità altrui” che può far piacere, ma che pone l’accento su un fattore a cui la piazza rossazzurra non era più abituata: convivere con l’etichetta di “favoritissimi”.
D’altronde, mister Torrisi di ragione ne ha da vendere nell’incensare il potenziale della truppa di Ferraro, il mercato è stato troppo roboante per viaggiare a fari spenti, cosa che probabilmente nemmeno in dirigenza si vuol fare. Ma come si affronta mentalmente un campionato da “dover vincere e basta”?
Innanzitutto, molta responsabilità avrà il sopra citato allenatore rossoazzurro, scelto dopo una strepitosa stagione in quel di Giugliano, in cui ha condotto la piccola società campana ad una promozione in serie C, se non inattesa, quantomeno non programmata. Ci vorranno idee chiare in ambito di gioco, ma soprattutto sapienza nella gestione dei momenti, del gruppo, in quei frangenti in cui qualcosa potrebbe non andare come pensato inizialmente, scegliendo oculatamente le carte da giocare per non risultare prevedibili e vittime degli eventi.
Poi, ovviamente, c’è la squadra. E che squadra, almeno sulla carta. I giocatori andranno responsabilizzati: inutile nascondersi: siamo i più forti, andiamo a vincere. Gli esperti dovranno essere abili nel mostrare la via alla lunga lista di under che, dal canto loro, potranno portare una “leggerezza” mentale salutare nell’affrontare lo spauracchio delle aspettative. 
Ma anche la dirigenza avrà il suo bel da fare. Al momento, il lavoro della squadra allestita da Ross Pelligra non può che essere esaltato. Ottimo mercato, grande crescita d’immagine, attenzione al territorio, voglia di sviluppo delle risorse interne ed interesse spasmodico nell’esaltare il brand Catania, da porre nuovamente al “centro del villaggio” come società ed ambiente. Ed a parole, c’è da dire, nessuno si è mai nascosto. Come ad esempio il vice presidente Vincenzo Grella che, ai microfoni di Telecolor, è stato chiarissimo: rispetto per tutti, ma si teme solo il Catania, con l’obiettivo di vincere per tutti, per la gente in primis; o come affermato da Luca Carra a Catanista in cui si è sottolineato come nessuno, in seno alla società, si sia mai nascosto in termini di obiettivi e di raggiungimento degli stessi. 
Nota a margine, ma non meno importante, anche la piazza avrà il suo ben definito ruolo nell’opera di risalita. Compattezza, remare dalla stessa parte ed equilibrio nei giudizi, soprattutto in quei momenti in cui il vento soffierà in modo non positivo. 
Perché un campionato, anche se da vivere come assoluti favoriti, ha diversi aspetti da esaminare ed affrontare. Se tutte le componenti faranno il loro, viaggiando verso la stessa meta, non ci sono dubbi che il Catania farà ciò per cui è stato concepito: fare “il Catania”, abbracciando quel paragone di “Juventus della serie B” che in molti, se non tutti, stanno ponendo come pietra fondante di questo campionato ormai quasi alle porte.